Caleidoscopici e fantasmagorici MOMIX (2023)

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Passi di Memoria

Caleidoscopici e fantasmagorici MOMIX (1)

W Momix Forever

Grande ritorno a Milano di Moses Pendleton con la sua fantasmagorica compagnia che dal 10 giugno, per tre settimane, celebra 35 anni di indiscutibili successi proprio nel teatro che li vide debuttare per la prima volta in assoluto con il nome Momix.

Fu infatti al Barclays Teatro Nazionale che nel lontano 10 giugno 1980 Moses Pendleton e Alison Chase ebbero la loro Prima Mondiale come unici creatori e interpreti della compagnia destinata a diventare tra le più famose al mondo.

L’esordio italiano portò loro fortuna. Fu l’inizio di un percorso di grande successo e da qui la scelta indiscutibile di festeggiare nello stesso teatro e nelle stesse date il loro anniversario artistico con un travolgente spettacolo di coronamento. W Momix Forever è una carrellata di estratti dei più sfolgoranti successi che Pendleton ha scelto a memoria dell’entusiasmante carriera della compagnia: a partire dagli storici Momix Classics, Passion e Baseball, ai più recenti Opus Cactus, Bhotanica e l’ultimo Alchemy.

Pendleton: il Drosselmayer

del Vermont

Lorenzo Tozzi, storico e critico di danza ha scritto di lui: «Moses Pendleton è difatti una sorta di poeta dell’illusione, della magia teatrale, una specie di Drosselmayer che si diverte a farci vedere con i suoi occhi un mondo nascosto…».

Conosciuta nel mondo intero per le sue opere di eccezionale inventiva e bellezza, Momix è una compagnia di ballerini-illusionisti diretta da Moses Pendleton. Sin dalla fondazione, ha acquisito grande notorietà per la sua capacità di evocare un mondo di immagini surreali utilizzando costumi, attrezzi, giochi di luci e ombre, ed il corpo umano. La compagnia prende il nome da un assolo ideato da Pendleton, al tempo membro dei Pilobolus Dance Théâtre, per i GiochiOlimpici invernali di Lake Placid nel 1980. Nel corso di questi anni, la formazione e le sue dimensioni hanno subito diversi mutamenti ma l’impegno di sviluppare l’arte della danza e divertire il pubblico, è rimasto immutato. La grande fama di Pendleton è dovuta alla capacità di evocare un mondo surreale e magico in cui il corpo del danzatore si trasforma in altro da se attraverso un prestigioso utilizzo di costumi, attrezzi, luci e giochi d’ombra.

Un corpo metafora quindi che rievoca magicamente e in modo surreale gli ambienti della natura. Pendleton crea un teatro in cui la luce gioca un ruolo quasi fondamentale e attraverso un uso ricercato trasforma il corpo in piante, animali o minerali, ridiscutendo con la luce la nozione di spazio.

Trentacinque anni di successi

Caleidoscopici e fantasmagorici MOMIX (2)Dopo il successo mondiale di Passion, spettacolo del 1992 con musiche di Peter Gabriel, dal film “L’ultima Tentazione di Cristo” diretto da Martin Scorzese, Pendleton crea Baseball (1994) commissionatogli dalla celebre squadra di baseball “San Francisco Giants” per un’inaugurazione. Nel febbraio 1996 debutta a Milano lo spettacolo Supermomix e nel febbraio 2000 il rinnovato Passion 2000 inizia una tournée internazionale riscuotendo un successo ancora maggiore.Momix raggiunge un livello di popolarità che nessun’altra compagnia ha mai uguagliato realizzando anche progetti speciali come pure televisivi: in Italia, in produzioni RAI trasmesse in mondovisione in oltre 55 Paesi, a Parigi nel programma “Omaggio a Picasso”.

E’ stata scelta per rappresentare gli USA al Centro Culturale Europeo di Delfi, da Iberia per la partecipazione della nuova classe “business”, da Marchesi Frescobaldi per la presentazione del nuovo vino “Danzante”, da IBM per la sua Convetion mondiale a Marrakesh, da Bulgary per il salone dell’orologio e recentemente da Glen Grant per il lancio della nuova bottiglia.

Nel luglio 1999 forte per la circostanza di ben 12 ballerini, ha effettuato una serie di spettacoli nel complesso del Lingotto a Torino, in occasione delle celebrazioni del Centenario di Fiat , con un programma interamente inedito. Nell’estate 2000 si è presentato al pubblico italiano in coppia con il complesso vocale inglese The swingle singers e nel febbraio 2001 debutta al Joyce Theater di New York con Opus Cactus. Nell’estate dello stesso anno lo spettacolo va in scena in prima italiana al Teatro Romano di Verona e al Festival dei Presidi di Orbetello, la tournée continua al a Roma, Milano, Lucca e Pisa.

Ho avuto il piacere di assistere a Opus Cactus andato in scena al Teatro Olimpico di Roma nel gennaio 2003. Dieci danzatori-acrobati trasportano lo spettatore in un luogo “fuori dal mondo”: il deserto, in questo caso in quello dell’Arizona. Punto di partenza sono le sonorità del patrimonio musicale degli Indiani d’America e in particolare la musica e i miti degli indiani Hopi cui si aggiungono quelle degli Aborigeni d’Australia, accanto a J.S. Bach e Brian Eno. Ricordo ancora le atmosfere singolari, i paesaggi insoliti, le condizioni estreme che esaltano i sensi, la percezione dello spazio, del tempo e del colore. I danzatori assumono sembianze di insetti, rettili, uccelli abitanti del deserto. Le acrobazie con pali molto alti con cui i danzatori girano vorticosamente senza pausa a ricordare i giochi e le feste rituali degli aborigeni, mentre un fondale nero cosparso di piccole luci fa da sfondo alle scena iniziale che ha fatto rivivere agli spettatori il brivido circense del trapezio: una danzatrice su un’amaca collocata a circa sei metri di altezza mima una giovane donna immersa nel sonno profondo sotto un cielo stellato d’estate, rischiando più volte di cadere giù.

Pendleton erede del teatro astrattoe metaforico di Nikolais

Oggi Momix è la compagnia a livello mondiale che più opera sulla via indicata del grande maestro coreografo americano Alwin Nikolais. A parte la Ririe-Woodbury Dance Company nata esclusivamente al fine di conservare fedelmente il repertorio della Nikolais Dance Theatre, Momix opera totalmente sulla scia del teatro astratto e metaforico di Nikolais.

Alwin Nikolais ha sviluppato un teatro multimediale unico nel suo genere che gli ha fatto guadagnare con il passare del tempo la fama di “Padre del Multimedia”. Un teatro totale di motion, suono, colore, costume e allestimenti scenici. Con la fusione di tutti gli elementi della scena costruisce un teatro astratto dagli effetti illusionistici sorprendenti. La scena diventa un magico mondo in cui le forme si modificano caleidescopicamente e in modo fantasioso.Gioca a fare il prestigiatore, a sorprendere l’occhio e la mente di chi guarda, trasfigura la scena che diventa un cosmo fatto di visioni che trascendono ogni naturalismo. Cura personalmente tutti gli elementi scenici ai quali dà ugual peso: il danzatore non è protagonista della scena ma un elemento della scena. I costumi spesso realizzati in materiali elastici o strutture rigide in modo da deformare, estendere o occultare la struttura corporea sono funzionali al movimento. Sotto gli occhi dello spettatore la figura del danzatore è in continua metamorfosi scomponendosi e ricomponendosi. Con lui il corpo in movimento é un’entità che si plasma, una materia magmatica governata da meccanismi esterni come stoffe elastiche, maschere, drappeggi, sacchi, effetti illuminotecnici. La luce concorre alla creazione di uno spazio tridimensionale ottenuto attraverso un sistema di proiezioni provenienti da ogni direzione che creano un environmental lighting capace, attraverso i cambiamenti di colore, di trasformare la scena in uno spazio illusorio dove il corpo del danzatore e l’ambiente sono in continua relazione. Sostituire il termine danzatore con quello di materia vivente diventa legittimo nel teatro astratto di Nikolais: una “scatola magica” all’interno della quale il ballerino diventa un’entità che si plasma, che con il suo peso, spessore, il suo volume traccia linee che diventano segni nello spazio, per questo la sua è considerata un’arte prevalentemente visuale in cui il danzatore rinuncia al suo individualismo ed è portatore di un corpo che non racconta storie, non esprime sentimenti. Nikolais chiama il suo teatro theatre of motion e lo contrappone al theatre of emotion delle grandi pioniere della modern dance tradizionale, Martha Graham e Doris Humphrey. Fondamento di questo teatro è la motion: una teoria della danza che il coreografo mette a punto nell’arco degli anni Cinquanta e Sessanta e che lo porta a definire la danza “visual art of motion” sottolineando l’essenza visuale e non solo cinetica della danza.

Questa definizione provocò ai suoi tempi reazioni non poco violente tali da accusarlo di disumanizzare la danza. Per Nikolais la disumanizzazione del corpo fisico è il punto di partenza della “trascendance”, una danza che non si appoggia sul racconto di una storia, sulla caratterizzazione, sulla mimesi bensì una danza astratta che permette la riunione con l’Universo, la fusione dell’identità del danzatore con altro da se, generata attorno ad un nucleo originario, quello della motion: potere generativo della danza, qualità primaria e originaria della danza.

A differenza del termine movement che indica l’inizio e la fine dello spostamento nello spazio, motion esprime il modo in cui l’azione ha luogo, è impulso motore localizzabile in qualsiasi parte del corpo verso cui si proietta tutto il resto della figura; teoria influenzata dalla sua esperienza con il teatro delle marionette nelle quali ogni movimento ha un suo centro di gravità. Un danzatore-marionetta dunque, privo di protagonismo, elemento di un teatro totale. Il danzatore di Nikolais come quello di Pendleton è sottoposto così ad un processo di spersonalizzazione tale che il corpo umano sotto le luci dei riflettori muta in altro da sé: con l’aiuto dei costumi diventa un oggetto, un animale, una pianta o un essere fantastico particella di un universo cosmico, un tramite per giungere all’universalità dell’umano.

Oggi Pendleton è quello che Nikolais è stato: un autentico pittore di teatro di danza che fondando sul valore assoluto dell’immagine elabora un progetto di teatro totale unico al mondo.

Fabiola Pasqualitto

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Author: Arline Emard IV

Last Updated: 01/26/2023

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